Carlo Lombardi

Migrazioni, un approccio da ribaltare

Le più recenti decisioni del governo Meloni sull’emergenza immigrazione si muovono nella giusta direzione, in attesa che l’Europa consideri il fenomeno un problema che la rigitada e la coinvolge direttamente. La presidente Von del Leyen si è recata in visita a Lampedusa per prendere atto di prima a persona di una situazione ormai al limite della ingestibilità. “Per me è molto importante essere qui oggi insieme alle autorità italiane. Quella dell’immigrazione illegale è una sfida europea che richiede una risposta europea”, ha affermato la presidente. “Europea e strutturale” mi permetto di aggiungere.

I flussi migratori dall’Africa all’Europa son stati gestiti con un misto di cinismo e idealismo astratto.

Ora il mega-nodo viene al pettine. L’Italia si trova nell’impossibilità tecnica di gestire i flussi dopo che Germania e Francia hanno creato una vera e propria barriera imponendo di fatto al nostro Paese, già reso fragile da vent’anni di stagnazione ed austerity, il ruolo di ricettacolo (per non dire di bidone) di una umanità senza speranza e senza prospettive mista ad elementi criminali.

Il risultato è il collasso del centro di Lampedusa (6000 migranti sbarcati in un giorno). Il tempo è pertanto maturo per una riflessione fuori dagli schemi per identificare soluzioni innovative e fondate sui fenomeni sottostanti.

La “premessa” su cui si regge il sistema di migrazione di massa è il fatto compiuto. Una volta che un migrante sia arrivato sul suolo italiano con la aspettativa più o meno realistica di essere legalizzato in un Paese dell’Unione diventa umanamente e in pratica estremamente difficile ripatriarlo nel caso di mancato inserimento – per qualsiasi motivo – nella società civile europea.
Il risultato è un fiorente business di traffico di esseri umani con unico obiettivo lo “sbarco” in Italia. Morti in mare, carceri piene al 35% di immigrati illegali, xenofobia, sfaldamento della solidarietà: questi sono i sottoprodotti dell’industria della disperazione. Quei sottoprodotti tossici formano oggetto di dumping sociale in Italia.
Esiste una soluzione strutturale umana e concretamente ipotizzabile? Forse si, se si parte dall’idea di eleminare alla radice il “fatto compiuto” dell’arrivo in Italia trasformandolo in “fatto intermedio” dell’arrivo in appositi centri di raccolta sul suolo africano.
Che la cosa sia da fare su delega della UE o a livello di Stati italiano è materia per giuristi. Qui di seguito una personale proposta per un piano operativo retto da accordi intergovernativi con i partner africani.

1. Il governo italiano affitta ampie estensioni di terreno (centinaia di ettari di terra desertica) in Libia e Tunisia, preferibilmente vicino alle aree da cui partono questi viaggi.

2. Il terreno viene designato come territorio italiano e con piena sovranità italiana sullo stesso per il periodo di affitto.

3. L’Italia costruisce centri di gestione dei rifugiati sotto la protezione dell’UE. L’esercito italiano crea un cordone di sicurezza attorno al terreno.

4. Questi terreni vengono designati come Zone Speciali di Elaborazione dei Visti.

5. I centri di gestione dei rifugiati avranno una pista d’atterraggio e un porto nelle vicinanze.

6. Tutti i migranti illegali, attualmente in Italia o altrove, saranno trasferiti in questi centri. A tutti gli effetti, questi saranno grandi strutture dotate di tutti i servizi necessari. Assistenza sanitaria, cibo, ecc.

7. Nessun ulteriore migrante illegale verrà gestito in Italia.

8. Vi sarà un blocco militare del Mediterraneo. Nel caso in cui le navi delle ONG soccorrano i migranti, li consegneranno al personale italiano presso questi centri. Nel caso in cui i migranti arrivino in Italia, verranno trasportati in questi centri.

9. I centri identificheranno i migranti, prenderanno riferimenti biometrici, raccoglieranno i loro dati, incluso in quale paese europeo intendono stabilirsi. Tutti i dati saranno condivisi con i partner dell’UE che potrebbero scegliere di avere i propri uffici di elaborazione dei visti in questi centri.

10. I migranti verranno qui identificati e separati. Quelle nazionalità e situazioni che giustificano una protezione speciale verranno trasportate in Italia con un visto valido. Coloro che non soddisfano le condizioni verranno consegnati alla polizia libica/tunisina per l’espulsione, la quale sarà eseguita sotto la supervisione del personale italiano.

11. Le ONG avranno strutture separate in queste aree in modo da poter fornire servizi e assistenza a questi potenziali immigrati, possono svolgere lezioni e corsi. Queste aree saranno anche terreni per la formazione e l’occupazione per le categorie che richiedono manodopera.

12. Una campagna di comunicazione verrà condotta in Italia che spiegherà la necessità di queste strutture: l’Italia non è in grado di sopportare l’assalto sociale e strutturale della migrazione incontrollata e non è ragionevole aspettarsi che le persone rischino la loro vita in mare per arrivare eventualmente in strutture sovraffollate in Italia dove sono private della loro dignità.

13. Campagne di comunicazione saranno effettuate nei paesi di origine spiegando che anche se i migranti riescono ad arrivare in Italia verranno inviati a queste strutture, e se vengono catturati prima saranno comunque inviati a queste strutture in modo che possano essere gestiti.

14. Come tutte le idee che toccano convenienze, profitti e abitudini consolidati, questo progetto susciterà viva opposizione alla quale occorrerà far fronte con una efficace ed articolata campagna di comunicazione. per sottolineare che trattasi di misure umane e protettive.

A fronte di costi iniziali elevati l’intera UE trarrà enormi benefici sociali, politi ed economici contribuirà; trattasi di una misura che scoraggia massicciamente le migrazioni economiche ingiustificate/di comodo e le migrazioni di elementi criminali: con il rischio di rimanere in un centro di elaborazione dei visti libico per 12-18 mesi, i tentativi di migrazione diminuiranno automaticamente salvo i casi di effettiva sussistenza di validi motivi.
Le leggi dovrebbero essere rafforzate, prevedendo anche pene detentive per avvocati, ONG e professionisti che aiutano le persone a presentare falsi documenti per i rifugiati.
Va creata una nuova Autorità per l’Immigrazione che si occupi dell’elaborazione dei documenti, dei permessi di soggiorno, dei loro rinnovi e dell’elaborazione dei visti dalla Polizia di Stato. Sebbene la gestione debba rimanere con il personale di Polizia, saranno assunti civili provenienti da contesti immigrati per elaborare i casi che possono parlare più lingue e parlare un italiano fluente. L’Autorità per l’Immigrazione allevierà la pressione sulle questure, avrà risorse fresche e la capacità di affrontare i casi più rapidamente, data la loro capacità di gestire più lingue e documenti esteri nonché competenza informatica. La Polizia attualmente soffre molto queste lacune informative e tecniche.
In seguito, l’Autorità per l’Immigrazione gestirà anche i sistemi nei centri di elaborazione dei rifugiati.
Il ministero dell’Interno può cercare know-how dall’Autorità dell’immigrazione di Dubai, che ha un modello di successo e rapido per l’elaborazione dei documenti e gestisce i permessi di residenza per oltre 190 nazionalità.

E’ da sottolineare che il tutto andrà sorretto da accodi intergovernativi il quali responsabilizzino i partner africani cui spetterà un ruolo di partner responsabile che fornirà tra l‘atro protezioni e sicurezza di perimetro ai campi e procedure di rimpatrio intra-africane (spesso molto più snelle di quelle europee soprattutto nei confronti di chi “si prende gioco” del sistema). Occorre un rapporto di reciproco rispetto e reciproca convenienza tra Stati, un rapporto costruttivo ed adulato che sostituisca l’attuale gioco di dumping, ricatto e affarismo spietato. Molti elementi negoziali e di collaborazione internazionale posso essere innestati sul progetto con benefici effetti a catena per tutti i partner.
Il tutto scoraggerà anche le migrazioni di comodo, economiche o criminali. Si può prevedere che un profugo che scappa dalla guerra sia riconoscente di ricevere protezione sotto le bandiere europea ed italiana. Ciò anche nel deserto libico ma al riparo dagli ulteriori sfruttamenti. Per contro, il migrante di comodo, il quale intende posizionarsi sul suolo italiano ed europeo per vivacchiare o, peggio, alimentare le imprese criminali, sarà fortemente scoraggiato e, dopo gli insuccessi iniziali degli altri, eviterà del tutto l’impresa.

L’Australia ha già sperimentato con successo un sistema rigoroso per gestire i flussi migratori . Sebbene criticato per essere duro e a volte disumano, è stato molto efficace nel frenare l’immigrazione. Il Regno Unito ha cercato di deportare tutti i migranti illegali in Ruanda per l’elaborazione, tuttavia, questo è bloccato nelle sfide legali. Si tratta di misure unilaterali, mentre qui si raggiungeranno accordi con i governi libico e tunisino mentre all’esercito italiano viene affidata la responsabilità di allestire i centri. Questo creerà occupazione e cooperazione.
Salvo i dovuti approfondimenti legali, pratici e politici, a chi scrive sembra che quanto sostenuto in questo contributo personale (ospitato da Charta Minuta, che ringrazio) potrebbe essere un primo canovaccio per implementare una soluzione logica, prammatica e strutturale ad un problema il quale, se non risolto, eroderà sempre di più il nostro tessuto sociale impedendo di fatto all’Italia di adempiere al suo dovere morale di protezione, integrazione e rispetto ai veri richiedenti asilo che lo meritano.