Cultura, Esteri

L’intervento di papa Bergoglio al G7 Intelligenza artificiale, politica e cultura alla prova

L’intelligenza artificiale si va imponendo come un tema centrale del dibattito scientifico e culturale del nostro tempo. Tali e tanti sono (e saranno) i mutamenti che l’IA introdurrà nel mondo del lavoro, nella società e nella stessa identità dell’essere umano che la classe dirigente più avveduta (come il governo italiano guidato da Giorgia Meloni) ha messo in agenda questo tema nelle occasioni di confronto più ravvicinate e importanti. Non a caso l’esigenza manifestata dal nostro presidente del Consiglio ha trovato udienza presso il capo della Chiesa cattolica, tanto da spingere papa Francesco a partecipare personalmente al G7 di metà giugno in Puglia.

Bergoglio  è stato sicuramente l’ospite straordinario del summit a Borgo Egnazia insieme ai “potenti” del mondo. Mai, in quasi cinquant’anni un pontefice aveva partecipato ad un vertice del G7.

Nel suo discorso il Papa dopo aver definito l’IA “uno strumento affascinante e tremendo” ha ribadito il primato della persona umana, e cioè  il ruolo dell’uomo dotato di saggezza, intelligenza e scienza, consapevole, attraverso la piena capacità di discernimento, di poter scegliere e quindi decidere in qualunque ambito sociale.

Nulla può sostituire l’uomo nell’ambito di un processo decisionale, l’intelligenza artificiale può e deve essere lo strumento d’ausilio alla volontà umana.

Il  valore morale ed etico  rappresenta la stella polare dell’uomo che orienta ogni sua decisione attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Nessuna tecnologia può sostituire la volontà umana nell’ambito di una scelta. Ragion per cui Papa Francesco ha affermato chiaramente che nessun macchinario può quindi decidere autonomamente riguardo la morte di una persona e cioè se tenerla in vita oppure no. Chiaro riferimento all’eutanasia.

L’aspetto etico valoriale rappresenta l’elemento imprescindibile attraverso cui l’uomo orienta le sue decisioni. L’algoretica,  la piena conciliazione tra valori numerici ed etici come affermato da Paolo Benanti (frate francescano docente di  teologia morale ed esperto di intelligenza artificiale, concetto ripreso dal Santo Padre) è un punto fermo imprescindibile riguardo l’uso smodato e senza regole di tutti i processi tecnologici. L’algoretica è stata paragonata  ad un guard rail che delimita il circuito attraverso cui canalizzare in termini valoriali l’utilizzo dell’intelligenza artificiale evitando deragliamenti.  In sintesi, l’algoretica mira a conseguire un’etica condivisa in grado di poter delineare i confini attraverso i quali possano operare i sistemi tecnologici.

L’intelligenza artificiale influirà notevolmente su tutte le le relazioni sociali e l’identità umana. Essa, se non regolamentata, potrebbe  confondere il reale con il virtuale, concetto ripreso dal presidente Giorgia Meloni durante la conferenza stampa conclusiva del G7. Tutto ciò inevitabilmente determinerà una rivoluzione cognitiva che contribuirà a rideterminare un nuovo sistema sociale di fronte al quale la politica deve essere pronta a regolarne gli effetti.

Pensiamo agli Stati, ad esempio che hanno più ricchezza rispetto ad altri in ambito tecnologico e possono sicuramente ambire a sviluppare, e quindi incrementare, sistemi d’intelligenza artificiale ottenendo migliori risultati, in termini soprattutto economici, rispetto magari a paesi  privi di risorse. Pertanto, il ruolo della politica è essenziale a fonte di queste nuove esigenze. La politica come contenitore valoriale di ogni scelta non soggiogata da nessuna forma di condizionamento esterna; senza alcuna deriva ideologica di estrazione novecentesca; e nello stesso tempo senza alcuna forma di sudditanza o soggezione nei confronti dei  mercati e delle economie speculative degli stati più ricchi.

La politica oggi, è spesso svilita nella sua dimensione più profonda. Spesso svilita, risulta essere l’identità umana. Il Papa su questo aspetto ha posto una riflessione importante distinguendo buoni politici da pessimi politici, senza porre banalmente una differenziazione politico-partitica ma differenziando attraverso le qualità umane tra  politici validi e politici pessimi. Corollario di questa riflessione: un monito all’astensionismo elettorale che spinge parecchi a disertare le urne, come avvenuto in Europa qualche settimana fa con le elezioni europee. Considerando i politici tutti uguali o peggio come se la politica in realtà fosse inefficiente e priva di una reale capacità decisionale. La partita inerente l’intelligenza artificiale è tuttora aperta, ed una particolare considerazione merita il concetto di creatività.

La creatività è l’elemento insopprimibile insito nella natura umana attraverso la quale l’uomo pensa e agisce. Pertanto sarà un processo positivo se lo “strumento” dell’intelligenza artificiale potrà potenziare la creatività dell’uomo, ad esempio nel campo della medicina per essere d’ausilio a cure ed attività di ricerca biomedica. Al contrario,  avrà effetti devastanti se la creatività sarà costruita, addomesticata o addirittura annientata e quindi sostanzialmente sostituita.

Pertanto, il dilemma tra libertà dell’uomo e comodità frutto del progressivo incremento tecnologico rappresenterà l’aspetto fondamentale sul quale la politica dovrà inevitabilmente rapportarsi.

Le parole di papa Francesco hanno fornito gli spunti di riflessione più importanti in questo G7.  Ora il governo Meloni, consacrato dai consensi del voto alle elezioni europee, ha tutti gli strumenti per poter agire politicamente da protagonista anche in un contesto globale costruendo attraverso sistemi di cooperazione internazionale relazioni con gli Stati esteri consapevole del suo potenziale politico senza alcuna subalternità. Senza più nessuna attenuante.

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*Roberto Aprile – dottore in scienze politiche – funzionario p.a. *Francesco Fiera – dottore in scienze politiche – consulente aziendale.

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