Politica

Una bussola per le europee

L’abbiamo capito. Ci serve una bussola, per orientarci e per (provare a) capire. Senza la bussola, molte delle cose che accadono sotto il cielo della politica resterebbero incomprensibili. Invece, se consideriamo valore e importanza delle elezioni europee 2024 e ci annotiamo la data (domenica 9 giugno) quella bussola ci sarà di grande aiuto. Perché molto, se non tutto – insomma: tensioni e polemiche, gomitate e calci negli stinchi, uscite estemporanee e sortite singolari – si spiega solo così, col sistema elettorale proporzionale che spinge ciascun partito ad accentuare il proprio profilo e a competere con ogni mezzo soprattutto con le forze politiche limitrofe, che si contendono il medesimo elettorato.

Un paio di esempi per rinfrescarci la memoria? Quando esplose il caso-Santanchè, problema non di poco conto per Giorgia Meloni, nessuno pensi che Matteo Salvini abbia condiviso apprensioni o angoscia con la premier. E, nel loro piccolo, quando i radicali di Più-Europa presentarono un emendamento per legittimare la pratica dell’utero affitto? Lo fecero sapendo benissimo che non avrebbero concluso nulla, unicamente per mettere in difficoltà il PdElly (effettivamente scoppiò un gran caos).

La faccenda è la seguente. Le prossime elezioni europee saranno le più importanti della storia (dal 1979) perché stabiliranno equilibri e alleanze in tutti gli organismi della Ue (Commissione su tutti) e perché essendo già mutati i rapporti di forza in molti paesi membri, quando si comporrà il nuovo Parlamento di Strasburgo, i numeri sveleranno una realtà inedita. Ad esempio, potrebbe essere ad altissimo rischio la storica alleanza tra popolari e socialisti, per la prima volta potrebbero non bastare supporti “verdi” a ribadire un duopolio che si protrae da decenni. Pensiamo all’attuale, ridottissima rappresentanza del partito di Giorgia Meloni. Un tema che si dibatte animatamente (e già da tempo) riguarda il ruolo prossimo venturo dei Fratelli di Giorgia: supporto da destra alla maggioranza uscente e non sconfessata del tutto? Ovvero perno centrale di una inedita coalizione che spinga all’opposizione i socialisti e riconverta in senso più moderato il Ppe?

C’è poi il campionato italiano, con numerosi big match in calendario. Dall’esito delle europee dipenderanno moltissime cose. Per citarle così, alla rinfusa. Dall’ambizione, attribuita a Giorgia Meloni, di varare un grande partito conservatore, una “nuova Fiuggi” per la destra italiana alla speranza di Forza Italia senza Berlusconi di conservare i voti necessari a svolgere un ruolo non marginale nella coalizione di centrodestra. Dalla necessità di Matteo Salvini di ridurre il gap tra Lega e FdI (che ora ha il triplo dei voti leghisti) alla problematica sopravvivenza di partiti di centro che non abbiano numeri da prefisso telefonico. A sinistra, l‘appuntamento europeo sarà decisivo (che sia il primo di una serie o si riveli un unicum…) per il futuro di Elly Schlein quale leader del Pd. Né può stare tranquillo Giuseppe Conte, in sella ai Cinque Stelle, ché un movimento destinato a una lunga traversata all’opposizione potrebbe aver bisogno (se ulteriormente ridimensionato) di un diverso leader, più barricadiero, all’insegna di un ritorno alle origini (beh, una suggestione sarebbe il ritorno di Alessandro Di Battista nelle vesti di salvatore della piccola patria pentastellata. Insomma, avere sott’occhio quella bussola, da ora ad allora, potrebbe rivelarsi di grande aiuto.

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Mauro Mazza è direttore editoriale di FareFuturo. Ha diretto Tg2 e RaiUno. Ha scritto numerosi libri. Il romanzo più recente è “Diario dell'ultima notte. Ciano Mussolini lo scontro finale” (La Lepre) e l'ultimo saggio “Lo Stivale e il Cupolone. Italia-Vaticano, una coppia in crisi” (Il Timone) Nel giugno '23 è stato nominato Commissario straordinario per l'Italia, che sarà ospite d'onore alla Buchmesse di Francoforte 2024

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